“Don Chisciotte ad Algeri” di Waciny Larej

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Cassia: della famiglia delle Caesalpiniaceae è un genere di pianta che raggiunge 500 specie: cespugliose, con fusto eretto o anche erbacee delicate, la cui altezza varia dai 2 ai 4 metri. Presentano una fioritura abbondante e prolungata con fiori gialli riuniti in racemi ascellari. Predisposta al clima mediterraneo, deve essere esposta in pieno sole presentando un’ottima resistenza al caldo. Si consiglia di non scendere sotto gli 8-10°C.

 

Praticamente perfetta per il clima di Algeri. Ma Hsissen, protagonista del romanzo Don Chisciotte ad Algeri, sembra non è essere interessato alle notizie botaniche relative al fiore che sempre staziona sulla sua scrivania, quanto piuttosto al simbolo che porta in se. Consulente del Ministro alla Cultura, addetto alle relazioni ispanico – algerine, Hsissen è l’espressione del sentimento di amore e odio che l’autore del libro, Waciny Larej (Achacha, Algeria, 1954), sente a fior di pelle nel quotidiano accostarsi alla sua città. Una dicotomia esistenziale avvolge Algeri nella sua interezza rendendo irrazionale il percorso di vita dell’intellettuale:

“Il grande segreto di questo paese sta nella sua incredibile capacità di rinnovarsi, di rinascere, di risorgere dalle sue ceneri. La sua grande tragedia invece è nella capacità di andare avanti con coerenza. Si ferma all’inizio della strada imboccata dopo tanta distruzione e morte, sprecando occasioni irripetibili, per ricominciare, come Sisifo”.

La vicenda in cui Hsissen si trova coinvolto è in effetti contraddittoria. Raggiunto da un giornalista spagnolo, discendente dell’illustre Cervantes e per questo soprannominato Don Chisciotte, con il progetto di scrivere un libro dedito alla memoria dell’avo attraverso la rivisitazione dei luoghi in cui ha vissuto, Hsissen guida lo straniero conducendolo alla grotta in cui lo scrittore spagnolo è stato prigioniero dei pirati turchi per ben cinque anni. Peccato che quel memore luogo sia oggi una discarica in cui a ricordare l’episodio sono solo una targa sbiadita e un busto che si erge in mezzo all’immondizia. Algeri è incurante nei confronti della cultura. Eppure è da lì che proviene la forza e la capacità di rinnovarsi.

Un’azione intollerabile, geneticamente parlando, per Hsissen il quale è discendente di un bibliotecario andaluso che ha visto bruciare i suoi libri  per mano dell’Inquisizione. La memoria è fondamentale per il riscatto e Hanna lo sa bene. L’anziana nonna dell’impiegato statale, baldanzosa moresca fiera delle sue origini, è custode delle leggende andaluse e di un passato incontaminato da un vile presente che non le è dato conoscere, essendo cieca. Una contemporaneità che, di contro,  genera in Hsissen un illimitato senso di impotenza dinanzi ad un’Algeri sempre più violenta:

Invidiavo Hanna che viveva nel suo mondo di sogno, fatto su misura. Io invece non avevo nulla a cui aggrapparmi, qualcosa che mi desse motivo di sopravvivere. Ma dovevo sopravvivere.

Il giornalista spagnolo e Hsissen si muovono all’interno dell’unico romanzo tradotto in italiano dello scrittore algerino suscitando nel lettore sentimenti di paura, tragicità, violenza e irrazionalità. Un quadro dalle tinte forti che violenta i due personaggi e che restituisce un’immagine della città dai toni contrastanti. Chiazze rosse e una pennellata di blu. Espressione di un forte legame che unisce Waciny alla sua Algeri, che va oltre la scelta dell’esilio volontario, l’abbandono della propria terra:

Con la lingua mozzata e il pene reciso, credo di non aver altra scelta che accogliere l’invito delle onde, di questa azzurra immensità, che tutte le sere mi ricordano l’isolamento e la solitudine in cui mi trovo e la paura, profonda e palese, in cui vivo. Non mi rimane altro che gettarmi in questo mare che guarda il mio silenzio.

Brutalità, realismo e poesia: sono questi gli ingredienti che combinati rendono l’originalità del romanzo. Intanto, la cassia – simbolo di un passato lontano – rimane immobile nel suo vaso. Petalo dopo petalo, si secca perdendo la vivacità del suo colore, pur infondendo ancora intorno un profumo intenso, mediterraneo.

libro

Waciny Larej, Don Chisciotte ad Algeri – La guardiana delle ombre, Mesogea, 1999 – traduzione dall’arabo: Wasim Dahmash 

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