La mia Siria

La Siria è un Paese a me molto caro dove ho studiato arabo tra il 2003 e il 2004. All’epoca stavo completando la mia formazione universitaria con un soggiorno linguistico, in parte, sostenuto da una borsa di studio ministeriale. Ho frequentato un corso di lingua e ho fatto ricerche destinate alla mia tesi di laurea che – manco a dirlo! – traeva spunto proprio da quella regione mediorientale. Ho trascorso a Damasco cinque mesi ed è stata un’esperienza indimenticabile, unica.

Damasco

Per chi studia lingue straniere soggiornare all’estero è la norma. Di fatto, in quegli anni ero sempre con la valigia in mano cambiando di volta in volta destinazione e vivendo esperienze meravigliose di lavoro, studio e viaggio. Ma la Siria mi ha dato molto più della Francia, dell’Inghilterra e della Tunisia. Ecco perché sono profondamente addolorata per ciò che ormai da mesi e mesi avviene in quel Paese. E per ciò che noi “occidentali civilizzati” compieremo in nome di norme internazionali democratiche e pseudo-valori.

In questi giorni di struggente nostalgia e amarezza ho ripreso un libro che in verità avevo già letto due anni or sono, La città che profuma di coriandolo e di cannella, di Marie Fadel e Rafiq Schami, edito da Garzanti.  Si tratta di un testo che, a prima vista, potrebbe risultare poco convincente e noioso. Qualche altro blogger ha pubblicato commenti di diversa natura su questo libro che certamente non è facile per chi non ha mai visitato Damasco e, in genere, la Siria. Non è un libro di ricette tout court, né una guida turistica. Piuttosto, è una passeggiata culinaria, arricchita di aneddoti e curiosità, specialità del luogo e nostalgia (ancora lei!).

copertina

Marie Fadel e Rafiq Schami sono fratelli. Mentre la sorella vive a Damasco, Rafiq Schami è esiliato in Germania dove scrive romanzi in lingua tedesca tradotti in 21 lingue. Autore di best seller rinomati anche in Italia quali Il lato oscuro dell’amore, La voce della notte e L’amante di Damasco, Rafiq Schami racconta il suo incondizionato amore verso il paese natio e la cucina nel capitolo introduttivo al libro, nonché del rapporto dell’arte culinaria con la scrittura:

Chi cucina si deve confrontare con la realtà. Dopo lunghe fasi di scrittura, durante le quali mi immergo interamente nel mondo delle parole, per me si tratta di una sfida indispensabile. Tuttavia non è soltanto per questo che la cucina è così affascinante e strettamente imparentata con la scrittura. C’è un’analoga tensione tra prodotti di base neutrali (carta e inchiostro in un caso, carne, verdura o pesci crudi nell’altro) e il sogno di un prodotto finito capace di mandare in estasi i suoi fruitori.”

La cucina è definita dalla scrittore damasceno come un espediente per ritrovare la tranquillità interiore e, in qualche modo, sentirsi a casa: “Cucinare mi ha sempre aiutato a ritrovare la pace perduta, a riordinare i pensieri, ripulendoli di tutta la spazzatura accumulata“.

Il libro nasce da questa grande passione e dalla volontà di raccontare il proprio Paese e le sue specialità gastronomiche attraverso, però, la voce della gente del luogo. Un progetto editoriale interessante ma ostacolato in primis dall’esilio di Schami: Marie Fadel si propone così di fare le ricerche in loco, di andare a trovare parenti e amici e trascriverne le ricette. “Insomma, io sarò il tuo sguardo a Damasco e tu il mio traduttore e assaggiatore in Germania. Allora, che ne dici?“.

In Siria ho mangiato divinamente. Damasco è la città dei 100 antipasti, mentre Aleppo ha una cucina prestigiosa che unisce la tradizione siriana con gli espedienti turchi e armeni. Ho frequentato ristoranti, venditori ambulanti e pasticcerie con la stessa curiosità e e lo stesso interesse riservati ai monumenti e alle biblioteche. Praticamente ho mangiato di tutto… d’altronde, un Paese va visitato e conosciuto anche a tavola.

Io sono un cristiano, ma ho una coltura d’impronta araba e islamica e, dopo un approfondito studio di Gesù e Maometto, posso affermare che, a differenza dell’asceta rivoluzionario Gesù, Maometto è un grande esperto di cucina e dei piaceri della vita. (…) Questa ben radicata eredità culturale del piacere mi ha insegnato la differenza tra il bisogno di saziare uno stomaco affamato e un possibile diletto“. Sono stata più volte nel quartiere cristiano di Damasco e ho conosciuto i vari culti che hanno lasciato di stucco la mia omogenea preparazione cattolica. Si fa presto a dire “cristiani”!

Damasco è la città della conversione di Paolo e della testa di San Giovanni Battista custodita nella Moschea degli Omayyadi, luogo sacro islamico dove si erge il minareto da dove Gesù giudicherà l’umanità in tempi apocalittici.  Una città unica che ha accolto – e continua a farlo – moltissime culture. “E’ questo il segreto principale di quell’antichissima città. Il suo volto è formato dalle persone che ci hanno vissuto, ma i loro colori si rivelano soltanto agli occhi degli intenditori. Da sempre Damasco si è contraddistinta per una particolare gentilezza nei confronti degli stranieri. Questi ultimi la percepiscono, ma in genere il motivo di tale gentilezza resta un mistero per loro“. Credo, in verità, di comprendere l’individualità di Damasco dal momento che anche la mia terra natia – la Sicilia, of course! – è stata terra di incontro di ogni popolo e lingua, riservando allo straniero la stessa attenzione e gentilezza che ho riscontrato nei siriani.

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Tra kebbeh di agnello e caffé al cardamomo, hummus e fattush, datteri ripieni e polposissime mishmish, ush al-bulbul e involtini di foglie di vite ripieni di carne, sa’tar con olio evo e ful si svolge questo tour riportando al mio palato ricordi meravigliosi di una città e con lei di un Paese oggi dilaniato da armi indicibili e interessi di varia natura.

Il mio pensiero va anche a Padre Paolo Dell’Oglio che proprio allora mi diede una mano nella scrittura della mia tesi incentrata sul monachesimo siriano e i rapporti con l’Islam. Non potrò mai dimenticare le surreali conversazioni su Platone, Aristotele e Massignon, i momenti di preghiera nella cappella di Deyr Mar Musa, le ricerche in biblioteca e il carisma di questo grande uomo.

Questo post, di certo, non contribuirà a ristabilire la pace e dare un assetto democratico alla Repubblica Siriana, ma esprime tutto il mio personale affetto verso questa nazione e l’incondizionata solidarietà a un popolo che mi ha, a suo tempo, accolta con estrema gentilezza, ai miei amici siriani – ormai sparpagliati per il mondo -, ai tanti uomini e donne che ho incontrato, al grande contributo alla storia della civiltà mediterranea dato dai siriani di ogni tempo e cultura.

 

M.Fadel, R. Schami, “La città che profuma di coriandolo e di cannella, Garzanti, 2010 – traduzione dal tedesco di Paolo Scopacasa. 

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3 thoughts on “La mia Siria

  1. Pingback: Oggi non traduco. Cucino e preparo la mutabbal. | badingiana

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